Sette milanesi costruirono un modello nuovo di macchina per scrivere portatile: a quattro file di tasti, invece che a tre. Nacque così la “Everest mod. 42”, alla quale seguì il modello “44”, a conversione automatica del nastro; poi il “K2”, il “K3”, lo “Zeta”, con calcolatore rotante. Un successo, tanto che già nel 1933 si rese necessario  un solido staff dirigenziale e soprattutto su capitali freschi per finanziare la nuova società, che assunse il nome del fiume che attraversa Crema: il “Serio”. Fra il 1942 e il 1946, milleseicento operai producevano cinquecento “macchinette” al giorno.  Ma la crisi è alle porte e, a partire dal 1960, lo stabilimento “Everest” passa il testimone al prestigioso gruppo Olivetti.  Per gli operai vengono costruite vicino alla fabbrica nuove abitazioni e l’Olivetti mette a disposizione anche un circolo ricreativo per far meglio socializzare il personale. Sono tantissimi i cremaschi che abbandonano le vecchie cascine, le botteghe e le piccole aziende della zona attirati dal mito della grande industria. Nel 1971 nei capannoni di via Bramante si contano 3.150 addetti. Sarà la punta massima toccata dall’Olivetti di Crema. Poi, con le nuove tecniche di produzione e la successiva crisi di mercato del settore il numero di lavoratori cala vistosamente: blocco delle assunzioni, incentivazioni al prepensionamento, dimissioni volontarie. Fino alla decisione irremovibile del gruppo di Ivrea di chiudere lo stabilimento di Crema, dove all’inizio dell’anno lavoravano ancora oltre settecento operai.

La Everest Mod.90 uscirà a partire dal 1935 con quattro file di tasti. E’ facile trovare dei Mod.90 con la decalcomania sul retro dell’autarchia.

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